E dopo questi migliaia di articoli (?) passati a raccontarvi delle sue peripezie, Asdrubalemaria Sivvasolli giunse al termine del suo cammino, morendo male. Roma fu solo l’inizio della sua disgustosa vita alla ricerca della felicità. Ma la vita, se la prendi di petto come fece lei, ti da una bastonata tra capo e collo che t’accorcia, e ti rimette al tuo posto pure un po’ acciaccata. Così successe a lei.
Nel momento in cui sembrava ad un passo dalla realizzazione personale – la decisione di aprire un kebabbaro nel quartiere biovegan di Torino stava iniziando a dare i suoi meritati frutti ideologici e finanziari -, inaspettatamente qualche invidioso della sua attività così armonicamente inclusiva per la cultura del quartiere decise di lanciarle come ‘na catapulta una tanica di sterco di cammello incendiario (rigorosamente raccolto dopo attento massaggio epi-intestinale volto a portare beneficio fisiologico all’animale ed una materia prima di maggiore qualità ignifuga) dentro al suo amato locale.

Fu in quel momento che realizzò che il buddhismo è solo un opinione, e che in fondo lei non era fatta per andare d’accordo con tutti, per dover sottostare alle dure leggi della grammatica, per accettare un mondo moralistico dove se sei donna e guidi il trattore con la stessa abilità di Hamilton con la sua Mercedes F1 sei discriminata, per non vedere il rutto vigoroso riconosciuto nella Costituzione come diritto di replica, per non potersi tagliare le unghie dei piedi mentre sei in metro quando quei sedili sono così comodi che sembrano fatti apposta… No, basta! Era ora di tornare a seguire la sua vera natura di donna indomita, selvaggia come il vento tra i denti di Kate Moss, addestratrice di cinghiali di Purgatorio.
E così decise di costruire una carovana ambulante e partire come fornitrice di kebab di topo (” Assaggia ssu Topab” fu il suo claim) con quei vigorosi e sexy “crociati del bene” in Siria che amano vestirsi di nero e farsi pane e lobi di orecchio dei prigionieri a colazione. Vanesii di fronte alle telecamere, pratici nel conquistare le città con il coraggio leggendario di chi si fa scudo con quei cosi piccoli e iperattivi chiamati bambini.
Un po’ come lei, perché in fondo mica ho mai detto che Asdrubalemaria Sivvasolli fosse perfetta, dai. Zhappha, Asdry, che è meglio. Fidati.
A ognuno il proprio destino. Pure se fa schifo.
[“Stufo di tirarmela con le frasi a effetto” – Confucio]





